Monica Candussio - CONCORSO VIGNETTE

“Spirito di Vino” 16° Edizione

  • Monica Candussio
  • settembre 9, 2015

L’ironia, la comicità e lo spirito mettono in luce ciò che non piace o non si può dire, nascondendolo immediatamente; uniscono confusione e illuminazione; giocano sui contrasti; giocano con le idee, con segni colori e matite.
Con lo spirito, si dicono cose che non possono essere dette direttamente, cose che da “fuori”, dal conscio, fanno un viaggio nell’inconscio; lì vengono trasformate, come in un sogno, e riescono a colpire là, dove si vuole, senza essere scoperti.
Cerco di scoprire come è costruita, linguisticamente, la battuta umoristica e mi ritrovo a pensare che essa condensa in sé molti significati, tra loro contraddittori, fondendoli insieme, ma in modo tale da far esprimere loro, brevemente, qualcosa di sottilmente sottinteso, che, in altro modi, non si potrebbe dire.

Lessi questa battuta in un libro:
Napoleone un giorno si lamentò con una italiana chiedendole
“Ma ballano tutti così male gli italiani?” e la dama rispose. “Non tutti maestà ma buona parte”.
Credo che i meccanismi del motto di spirito siano simili a quelli del sogno, con la differenza che il sogno è l’espressione di un desiderio e la battuta è la realizzazione di un fine piacere: la realizzazione di un desiderio.
Un desiderio che ha le sue pulsioni nell’aggressività o nel piacere sessuale, e dunque la battuta di spirito è spesso un atto aggressivo travestito da forte ironia o è un atto osceno nascosto tra pieghe di parole.
Ma queste battute hanno uno scopo importante nel benessere psichico: lo spirito serve, infatti, al raggiungimento del piacere e al risparmio di energia psichica.
Concludo esprimendo che la battuta umoristica è come un sogno, un fine piacere, un risparmio di energia: è dunque un atto di sanità e un piacevole atto creativo che non può essere negato a nessuno.

Per la copertina della 16° edizione di Spirito di Vino, mi sono ispirata al Vintage, generalmente il design in stile vintage riflette tendenze, stili, personaggi, pubblicità ed eventi caratteristici del passato: e’ un design fortemente emozionale dato che in qualche modo appartiene alla storia di ogni uomo ed evoca sensazioni. Infatti, l’utente e’ quasi sempre attirato e incuriosito da elementi grafici ed oggetti che testimoniano il processo della nostra evoluzione.
Negli anni 50/60 ancora non era iniziata la grande era della plastica; le buste della spesa erano di stoffa (cotone grezzo), i packaging dei prodotti in cartone, e cosi via.
La carta ricopriva perciò un ruolo fondamentale e proprio per questo l’effetto “carta” – soprattutto se invecchiata, ingiallita, rovinata dal tempo e dall’uso – e’ uno dei principali elementi grafici che ricorrono nello stile vintage. Lo stesso discorso vale per vecchie cartoline, francobolli, giornali, fotografie in bianco/nero o effetto seppia, a patto che abbiano un aspetto vissuto.
La maggior parte dei design vintage/retrò utilizza una tipografia basata su font calligrafici, che danno un’impronta più realistica e informale rispetto ai font moderni e su font “vecchio stile”, che difficilmente possono essere integrati in altri stili di design.
I colori tendono a richiamare le tonalità della carta e del cartone: beige, marrone, panna, magari non in tinta piatta ma sotto forma di textures e patterns. Oltre a questo sono molto utilizzati il rosso, il verde scuro e il blu.
In linea di massima lo stile vintage ha colori opachi, “consumati” (un po’ come per il grunge): al contrario dell’effetto retro’ (che e’ famoso per il design stile pop-art e i colori brillanti) in questo stile andrebbero dunque evitati colori troppo accesi, limitandoli ad alcuni dettagli che devono attirare l’attenzione dell’utente.

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